
Quando il cervello umano registra un qualsiasi accadimento auditivo, assai naturalmente differenzia i suoni e le frequenze percepite. Il cervello è in grado all’istante d’isolare e identificare un violino da una tromba e – ancor meglio – di distinguere questi suoni da rumori d’altra natura. Non a caso, i tecnici del suono sempre hanno cercatouna maniera che gli permettesse di ricreare i singoli elementi sonori da una registrazione completa. Fino ad oggi – tuttavia – questa operazione era assai complicata. Una volta che un mix viene finalizzato – infatti – non c’è alcun modo certo, partendo dalla traccia completa, di annullare quello che è stato realizzato, ricostruendo così i singoli elementi di partenza. Oggi, con l’aiuto di specifici algoritmi, questo inizia a diventare in parte possibile. Sono da segnalare diversi tentativi in questo senso: Celemony, la Cedar Audio – ad esempio – implementano soluzioni che a un tale utilizzo possono in parte adempiere, cosìccome l’algoritmo denominato ADX (Audio Dynamic eXtraction), tramite una “lavorazione” non del tutto automatica, sembra permettere l’unmixing di qualsivoglia composizione. Per questo ultimo metodo c’è bisogno d’un operatore specializzato, abile prima nel dividere la traccia in piccoli spezzoni, nei quali sono distinguibili strumenti solisti, dalla cui impronta digitale poi derivano i dati sui cui si basa il software per compiere la sua funzione. Il processo sarà in seguito completato con una “calibrazione” finale, che solo la sensibilità umana permette di rendere soddisfacente (si spera). Insomma è il sogno di ogni remix e bootlegger, quello di poter manipolare a proprio piacimento vecchie incisioni, non solo isolando le voci, ma ristrutturando completamente la traccia. Il procedimento UnMixing Station è stato già utilizzato nel film “La Vie En Rose”, isolando la voce di Edith Piaf dalle registrazioni originali, rimontando poi i vocalizzi in un nuovo arrangiamento in surround. Forti di questo ed altri riusciti “rimescolamenti”, i tecnici della Audionamix (conosciuti anche come MIST Technologies S.A.) si dichiarano capaci di qualsivoglia “magia” musicale, servizi che non sono certo a buon mercato e sembrano per ora essere orientati soprattutto ai mercati (ancora “ricchi”) della cinematografia e della televisione.