
12″ – Sound Of Habib
La strategie della Sound Of Habib sono da tempo segnate da contaminazioni houseggienti, indie e neo-pop. Niente di male naturalmente, tutto è lecito, anche se decidere di scrivere un best-seller e poi riuscire a farlo, sono due azioni comunque non necessariamente correlate (correlate da successo…..così intendeva – per capirci – il vecchio Burroughs, parlando della “voglia” d’essere famosi). “We Bleed”, nell’original version può contare su intrecci sonori di qualità ed anche il cantato non è malvagio: quello che mi riesce difficile comprendere – tuttavia – è il contesto di tali proposte. Forse, da italiani – con una “forbice” ancora più ampia fra mainstream ed elettroniche “da punk a bestia” – ci sfuggono le sfumature, quegli interstizi di genere che altrove, nel nord-europa, si tingono di molti e differenti approcci. Anche l’Infusion Remix ci coglie impreparati ad un bongolismo così estremo, stiloso e iterato, frutto anche questo – probabilmente – d’incroci clubbing che da noi sono incompatibili con entrambi i versanti della “forbice” alla quale prima alludevo. Il discorso s’arrotola su se stesso ed è meglio rimanere concreti allora: per fortuna c’è il remix di Future Funk Squad (Glen Nicholls) che entra in scaletta, scuro, cinematico e bassosamente metropolitano, mentre infine in catalogo, fa capolino anche The Hump Day Project Remix, più groovy, sognante e progressivo.