Ilya Chunakov, aka Gliesse, lo avevamo lasciato all’incirca un anno fa su Science Cult con The World In A Telescope, un EP splendido e visionario, ricco di atmosfere astratte e attraversato da ritmiche e iperboli sintetiche. Adesso, per EC Underground, sono ancora quattro le original version presentate, accompagnate da altrettanti remix di grande qualità. Gliesse continua a muoversi in quella zona di confine, dove electro, IDM e techno si sovrappongono senza irrigidirsi in formule prevedibili. Lost Data conferma infatti la capacità del produttore russo di costruire scenari sonori densi ma leggibili, attraversati da dettagli microscopici, tensioni cinematiche e geometrie ritmiche che conservano sempre una forte componente narrativa. La title track apre il lavoro con una scansione elastica e profonda, sostenuta da linee sintetiche che sembrano emergere lentamente da uno spazio rarefatto e instabile. “CEERS” spinge invece verso un equilibrio più dinamico, tra impulsi electro e deviazioni futuristiche, mantenendo una notevole precisione nel trattamento delle frequenze. Con “Metadata” il clima si fa più asciutto e frammentato: le percussioni si spezzano in continui incastri mentre i suoni assumono una qualità quasi meccanica, mai però fredda o puramente funzionale. “Therac-25”, infine, introduce una tensione più cupa e obliqua, sviluppandosi attraverso progressioni lente e una costruzione atmosferica che richiama certe derive sci-fi dell’elettronica più introspettiva. Anche i remix riescono a evitare l’effetto riempitivo. Serge Geyzel rilegge “CEERS” in maniera essenziale e compatta, riducendone la struttura a pochi elementi eleganti ed evocativi adagiati su ritmiche spezzate. Paul Begge, al contrario, espande sia “CEERS” sia “Lost Data” con un approccio più ampio e immersivo, lavorando soprattutto sulla profondità delle texture e sulla dilatazione ritmica. Syrte chiude il cerchio trasformando “Metadata” in un episodio più abrasivo e inquieto, attraversato da pulsazioni distorte e da un senso di instabilità costante. Ne esce un lavoro coerente e curato, che pur muovendosi entro coordinate riconoscibili riesce a mantenere una propria identità precisa, senza mai cedere a cali di tensione.