Sancho – Premutation

Che l’electro abbia le sue origini nell’incontro tra il funk afroamericano e la nascente elettronica è cosa oramai storicizzata, mentre l’apporto della fusion sembra essere perlopiù secondario, un’influenza di matrice decisamente culturale che ha a che fare con le derive atmosferiche ed elegiache del genere. In Premutation di Sancho, edito da Morsecode Records, sono entrambe presenti queste tendenze, ma senza alcuna velleità filologica: piuttosto, vengono rielaborate in una scrittura che privilegia profondità timbrica e senso dello spazio. L’apertura con “Autumn Brushes”, impreziosita dal contributo di DJ Spottyhigh, si muove lungo coordinate morbide, dove il ritmo resta saldo ma mai invasivo, lasciando emergere una tessitura sonora sfumata, quasi contemplativa. Con “Bricks”, realizzata assieme a Cogan, il passo si fa più definito: la struttura si irrigidisce leggermente, le percussioni acquistano maggiore presenza e il brano assume un profilo più concreto, pur mantenendo un certo equilibrio tra tensione e misura. La title track “Premutation” rappresenta probabilmente il punto di sintesi del lavoro, con un andamento più disteso e una costruzione che si sviluppa per stratificazioni successive, senza mai eccedere in ridondanze. Qui Sancho lavora per sottrazione, lasciando che siano le modulazioni e i piccoli scarti a guidare l’ascolto. In chiusura, “BANBAO” introduce una dinamica più asciutta e diretta, quasi a riportare il discorso su un piano maggiormente essenziale, dove ritmo e struttura tornano in primo piano senza rinunciare a una certa cura del dettaglio. Nel complesso, Premutation è un lavoro misurato, che evita soluzioni facili e preferisce muoversi in una zona intermedia tra introspezione e funzionalità, mantenendo una coerenza di fondo che ne definisce con chiarezza l’identità.

 

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