Aleksandar Ordev – Jester

È un electro fuzzy quello di Aleksandar Ordev, modellato su vocal davvero atipici e tecniche altrettanto personali di produzione, vibranti di synth modulari e di una caotica armonia di archivi oscuri. Nella scena elettronica nord-macedone, Ordev occupa da tempo una posizione defilata ma riconoscibile, costruita attraverso un approccio artigianale che tiene insieme memoria culturale, sperimentazione e una certa inclinazione per il cortocircuito sonoro. Jester, pubblicato da To Pikap Records, si muove proprio in questa direzione, restituendo un lavoro che alterna tensione e straniamento con una naturalezza quasi disarmante. L’apertura con “Habi bi” introduce subito il registro dell’EP: una struttura che sembra scomporsi e ricomporsi di continuo, tra linee sintetiche sature e interventi vocali che sfuggono a qualsiasi funzione narrativa stabile. “Temu” prosegue su coordinate simili ma con un passo più raccolto, quasi introverso, dove il suono pare scavare verso l’interno, lasciando emergere una dimensione più opaca e riflessiva. Con “Srebreni mengusi” si avverte invece un cambio di prospettiva: il ritmo si fa più marcato, pur restando irregolare, mentre affiorano echi che rimandano a un immaginario popolare filtrato attraverso una sensibilità decisamente contemporanea. In chiusura, “Sine moj 2” distende parzialmente le tensioni accumulate, senza però rinunciare a quella componente obliqua che attraversa l’intero lavoro, tra frammenti vocali esotizzanti e tessiture che sembrano sospese tra ironia e malinconia. Ne risulta un’uscita che non cerca compromessi né immediatezza, ma che proprio nella sua natura irregolare trova una coerenza interna solida, capace di restituire un percorso personale, a tratti enigmatico, ma sempre ben focalizzato.

 

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