Sono ben 16 le differenti proposte di artisti e produzioni per questo Dj Kit 001 della J.A.M.TRAXX, etichetta elettronica italiana fondata nel 2012 e guidata da Fabio Carlucci. Del folto gruppo dei partecipanti ricordiamo principalmente Acidulant, che abbiamo recensito svariate volte e che qui propone un brano nel suo consueto stile penetrante e sguscio, condito da ottimi vocal e ambientazioni futuribili. Anche Antoni Maiovvi non ci è nuovo, soprattutto per le sue uscite su Bordello A Parigi, e qui il suo “Drain the Tanks” è un’ipnotica cavalcata tecnoide, coinvolgente e cupa. Anche l’italiano Filippo Diana, aka Joe Drive, non è nome completamente nuovo sulle nostre pagine, avendo calcato i palcoscenici della Bass Agenda Recordings, e qui con “Otherworld” offre un riuscito esempio di scrittura a cavallo di più influenze e generi. È però proprio l’eterogeneità a definire Dj Kit 001, che alterna senza troppi riguardi approcci e sensibilità differenti. Se “Shaq Acid” di Acid Poppa si concede un’incursione in territori funk dal sapore quasi old school, con un groove rilassato e volutamente reminiscente, “Rave” di Andrew Soul rimette subito le cose sui binari di una techno più essenziale e diretta, costruita attorno alla forza della cassa dritta e a una tensione costante. Non mancano poi escursioni verso scenari più cosmici e sintetici: “Depth Flows” di Heinrich Dressel e “Ice Climbing” di Alan Backdrop lavorano su atmosfere spaziali e suggestioni futuristiche, mentre Andreas Gehm con “Jak It Like Its Still ’87” guarda apertamente alle radici dell’electro e della Chicago acid con il suo consueto gusto per le riletture. Più ruvidi e immediati risultano invece gli interventi di Snuff Crew, Punknown, DRX ed Ennio Colaci, accomunati da un impianto robusto che privilegia l’impatto senza rinunciare a una precisa identità. Nel complesso Dj Kit 001 rispecchia bene la filosofia della J.A.M.TRAXX: una raccolta che non pretende di seguire un’unica linea stilistica, ma preferisce mettere in dialogo acid, electro, techno e contaminazioni varie, lasciando emergere personalità anche molto distanti fra loro. Una varietà che, pur rendendo l’ascolto volutamente irregolare, finisce per rappresentare il principale punto di forza dell’operazione.