Dalla Garage Hermétique, etichetta di Berlino dedita a sonorità oblique e visioni fuori asse tra elettronica sperimentale, techno e derive più astratte, prende forma questa ultima fatica di Levat, un lavoro che si muove lungo traiettorie sghembe e retrofuture, dove la materia sonora viene plasmata con cura, alternando tensioni sotterranee e aperture più rarefatte. L’avvio con “Neopece” lascia subito intravedere la direzione intrapresa: una costruzione densa, quasi vischiosa, in cui gli elementi ritmici emergono per stratificazione più che per evidenza, mentre il suono sembra avvolgersi su sé stesso. La title track “Cassovar” introduce un passo più definito, pur mantenendo una certa opacità timbrica; qui le pulsazioni si fanno più riconoscibili, ma restano costantemente attraversate da interferenze e microvariazioni che ne incrinano la linearità. Con “Habo Bos” il discorso si fa più ellittico, giocato su frammenti e sospensioni che privilegiano l’aspetto atmosferico rispetto alla spinta cinetica. “Amend” riporta invece l’attenzione su una struttura più compatta, dove il dialogo tra basse frequenze e inserti più taglienti costruisce una tensione controllata, mai esplicita ma sempre percepibile. “No Loof” prosegue su un terreno instabile, fatto di incastri irregolari e traiettorie che sembrano deviare all’ultimo momento, mentre “Erz” chiude il lavoro con un andamento più raccolto, quasi introspettivo, lasciando affiorare una dimensione più rarefatta che dissolve progressivamente l’energia accumulata. Kassovar si impone così come un lavoro coerente nella sua irrequietezza, capace di mantenere un equilibrio sottile tra costruzione e dispersione, senza cercare scorciatoie né appigli immediati.