Dalla esoterica Kalahari Oyster Cult, etichetta amsterdamiana guidata da Rey Colino, ci arriva questa nuova fatica di Reptant, rotta a sequenze sintetiche oscure e ammalianti, che in “Ballet Robotique”, la title track e prima proposta in scaletta son accompagnate da vocal maschili appena affettati e declamatori che ne scandiscono l’andamento con tono misurato, quasi narrativo, mentre il ritmo resta saldo su coordinate electro asciutte e ben definite. “Future Proof” si muove su un impianto più serrato, dove le linee acide si intrecciano a pattern ritmici compatti, mantenendo una tensione costante senza ricorrere a variazioni marcate. Il lavoro sul dettaglio resta centrale, con piccoli innesti sonori che emergono progressivamente e contribuiscono a dare profondità all’insieme. “To Be Continued…” chiude con un approccio più dilatato, lasciando spazio a una costruzione meno immediata ma coerente con l’impianto generale. Le trame si fanno più rade, pur mantenendo un senso di continuità che rimanda direttamente all’estetica dell’intero lavoro. Nel complesso, Ballet Robotique conferma una scrittura solida, che si muove entro coordinate riconoscibili senza cercare deviazioni evidenti, ma lavorando piuttosto su equilibrio, coerenza e precisione formale.