Quando nelle note promozionali si accumulano definizioni come electro, disco, italo, EBM, new beat e derivazioni varie, la diffidenza è quasi automatica: il rischio di un’ibridazione più dichiarata che realmente praticata è sempre dietro l’angolo. In questo caso, però, Miguel Herrnandez riesce a far convivere questi riferimenti senza ridurli a semplice etichetta ornamentale, e Neon Cyberwave, pubblicato da Bosconi, trova una sua coerenza proprio nel modo in cui li attraversa con leggerezza e controllo. Il brano iniziale, quello che dà il titolo all’EP, introduce subito una scrittura sintetica dal taglio lucido, con una pulsazione regolare e un gusto melodico che richiama certe estetiche italo filtrate da una sensibilità più contemporanea. Non c’è enfasi nostalgica, piuttosto una costruzione lineare che gioca su piccoli slittamenti timbrici. “Italo Fm” insiste su questa direzione ma la sporca leggermente, come se il segnale arrivasse da una frequenza instabile: la componente più disco viene deformata in chiave funzionale, mantenendo però una certa immediatezza. Con “VHS Direct Drive” l’immaginario si sposta su un registro più enfatico, dove la memoria analogica diventa texture ritmica oltre che evocazione. Il pezzo lavora per stratificazioni sottili, senza mai appesantire l’insieme. “Electric Soul Stranger” introduce invece una parentesi più rarefatta, quasi sospesa, in cui la componente melodica si apre a una dimensione più emotiva ma sempre trattenuta, come filtrata da una distanza elettronica. Nella seconda metà, “Punky Shift” rompe leggermente l’equilibrio con un approccio più nervoso e spezzato, dove l’energia si traduce in micro-variazioni ritmiche più insistite. Infine “The Sea Transmission” chiude il percorso con un andamento più dilatato e liquido, come una trasmissione che perde definizione man mano che procede, lasciando emergere un senso di dissolvenza coerente con l’intero impianto del lavoro.
Nel complesso, l’EP evita l’effetto collage e si muove piuttosto come un unico flusso, in cui le citazioni stilistiche non vengono esibite ma assorbite in una grammatica personale, sufficientemente compatta da reggere la varietà dei riferimenti senza disperderli.