Various Artists – Pignora Imperii, Capitolo I | Lo scettro di Priamo

In guisa deep techno, dub, experimenta e cinematic, non possiamo esimerci dal segnalare un possibile nuovo trend, forgiato (è il termine adatto) da un immaginario invece che futuribile al contrario ancestrale, un po’ magico e cavalleresco. Insomma, se in politica conquistano un po’ d’attenzione i sovranisti, perché non dovrebbe succedere altrettanto in musica. A raccogliere e ordinare queste suggestioni è la Lykos Records, che con Pignora Imperii, Capitolo I | Lo scettro di Priamo costruisce una sorta di colonna sonora per un medioevo immaginario filtrato attraverso il linguaggio della deep techno più contemplativa. Non si tratta, naturalmente, di cavalieri che marciano a tempo di cassa in quattro quarti, ma di una tensione narrativa che attraversa l’intera raccolta e ne definisce il carattere. “Aspettando” di PixFoil apre il percorso con passo misurato, lasciando che riverberi e stratificazioni atmosferiche disegnino un paesaggio sospeso, quasi in attesa di un evento che tarda ad arrivare. “Aenēas”, firmata da Worg e Sunday Bath, amplia l’orizzonte con una scrittura più cinematica, dove la componente dub accompagna una lenta progressione carica di sfumature. Luigi Tozzi, con “Oceanus”, si muove invece lungo coordinate che gli sono particolarmente congeniali: profondità liquide, frequenze che sembrano emergere da fondali remoti e un senso di moto costante che non necessita di accelerazioni. Con “Mumbai”, Feral introduce una tessitura più irregolare e ipnotica, arricchita da dettagli sonori che affiorano e scompaiono senza mai occupare stabilmente il centro della scena. “Argo” di Sunday Bath prosegue lungo una direttrice evocativa, lavorando sulla sottrazione e sulla costruzione di spazi ampi, mentre “Ilio” di Worg accentua la dimensione rituale del progetto attraverso pulsazioni profonde e sviluppi graduali. A chiudere intervengono Brando Lupi e Dj Red con “Coltan Deception”, traccia più terrena e inquieta, che lascia affiorare una vena critica contemporanea sotto la superficie delle suggestioni mitologiche. Ne risulta una raccolta coerente, capace di tenere insieme riferimenti storici, immaginario epico e sensibilità elettronica senza trasformare il tutto in un esercizio di stile. Se davvero la techno sta attraversando una fase neo-feudale, qui almeno il regno appare ben amministrato e lo scettro, per il momento, resta saldamente nelle mani giuste.

 

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