Adam Freeland – Twister

Sembra ieri che la Marine Parade era in piena attività e Adam Freeland, allora uno dei dj internazionali sulla cresta dell’onda, figurava regolarmente nei cartelloni dei primi grandi festival, quando quella modalità di fruizione della musica elettronica era ancora poco esplorata. Dopo una lunga pausa, adesso è di nuovo tempo di azione e la storica etichetta torna in pista proprio con Freeland, che dopo il recente Transhuman, realizzato insieme a Duncan Forbes degli Spooky, presenta il suo primo materiale solista dal 2007. “Twister” è il primo dei due episodi e mette subito in evidenza un approccio piuttosto fisico, con un basso ruvido che si avvolge a un flusso poliritmico e serrato, mentre sullo sfondo arrivano profondi colpi dub. Il brano tiene insieme le radici breakbeat e techno dell’autore con le suggestioni psych rock e drone, sviluppando un andamento ipnotico e leggermente sghembo che, dopo aver accumulato tensione, si apre a metà percorso in una fase più dilatata e rumorosa, prima di riprendere il motivo iniziale e chiudere con innesti cinematografici.Sul lato B, “Kiligurl” procede invece attraverso un ritmo spezzato sul quale si innesta un drone pulsante. Il riverbero a molla amplia lo spazio e introduce una componente dub più organica, mentre il basso mantiene quella natura sfuggente e quasi allucinatoria suggerita già dal titolo. Due tracce soltanto, ma sufficienti a segnare il ritorno di Freeland sulla sua storica etichetta senza ricorrere a una semplice riproposizione del passato: il suono guarda alle sue origini ma lascia spazio a una dimensione più dilatata, psichedelica e atmosferica.

 

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