Facciamo sempre fatica se vogliamo segnalare qualche produzione breakbeat oggi, avendo bazzicato – e molto – dalla seconda metà degli anni novanta ai primi cinque anni dei duemila quello che arrivava da quelle scene. La fine d’una sottocultura ha sempre qualcosa d’imperscrutabile così come è di difficile decifrazione che in momenti inaspettati possano saltar fuori produzioni che a quella scuola fanno riferimento. Kalani però evita accuratamente il gioco nostalgico fine a sé stesso e su A Clearing Opens riesce a rimettere in circolo certe coordinate con naturalezza, senza trasformarle in semplice esercizio di stile. La title track introduce subito il suo linguaggio: breaks nervosi e ben scolpiti si intrecciano a superfici più soffici e atmosferiche, fino a un’apertura centrale che imprime al pezzo una spinta quasi euforica. “Motion Blur” abbassa leggermente la pressione ritmica e si muove su un equilibrio più instabile, tra batterie asciutte, accordi sfuggenti e deviazioni dal sapore electro che mantengono il brano in costante tensione. Con “Strange Object” il tono si fa più giocoso e mobile, grazie a una serie di melodie sghembe e dettagli sonori ribollenti che ricordano certe produzioni IDM di fine secolo senza appesantire il risultato. “Big Swell”, infine, chiude il disco con maggiore apertura dinamica: bassi profondi, linee acid appena accennate e un andamento più disteso accompagnano una costruzione che guarda tanto al dancefloor quanto all’ascolto domestico. Un EP che riesce a recuperare una certa sensibilità breakbeat senza irrigidirsi nella reverenza verso il passato, trovando piuttosto un proprio equilibrio tra memoria e attualità.