Lo trovate distribuito da Bordello A Parigi sulla Marguerite Records questo Destination Unknown di Unpronounceable, un EP nato da un archivio di suoni raccolti tra il 2019 e il 2024, frammenti sonori che hanno preso forma senza una direzione prestabilita, guidati soltanto da un’idea aperta e in continua trasformazione. Si parte negli ascolti con la title track che si muove lungo le coordinate di un’elettronica dai contorni sfuggenti, dove elementi melodici e suggestioni vocali emergono e si ritirano in un equilibrio costantemente mutevole. Finlow raccoglie questi spunti e li trasforma in un racconto notturno dal taglio cinematografico, ricco di dettagli e attraversato da una tensione narrativa che rimanda alla sua produzione più ispirata. MANASYt accentua invece gli aspetti più corporei del materiale di partenza, costruendo una rilettura ipnotica che intreccia pulsazioni tribali, atmosfere cupe e un andamento quasi rituale. Sul lato B Kevin Follet sceglie una strada più introspettiva e scura, lavorando sulle strutture meno evidenti del brano e restituendo una versione profonda, misurata e ricca di sfumature. Gay Horror rallenta il passo e lascia affiorare ancor più le componenti emotive, mentre le voci restano sospese in una dimensione ambigua e distante. A chiudere è GP The Synth Roller, che destruttura il materiale originale in una sequenza instabile di scarti, interferenze e improvvise accelerazioni, spingendo il tutto verso territori decisamente sperimentali ma assolutamente spendibili anche come intro raffinata. Più che una semplice raccolta di remix, Destination Unknown funziona come un esercizio di esplorazione collettiva attorno a un’unica idea compositiva. Le sei versioni dialogano tra loro senza sovrapporsi, offrendo prospettive differenti e mantenendo vivo quel senso di apertura che sembra essere il vero nucleo del progetto.